Noi del primo plotone, 26 uomini al comando del sottufficiale Saam, dovevamo attaccare su entrambi le curve a crinale che erano difese dai Rajputana (soldati indiani) e se possibile riconquistare la Rocca Janula, la cosiddetta collina del Castello.
All’una di notte lasciammo il Monastero caricati pesantemente di munizioni e bombe a mano per attaccare alle prime luci dell’alba.
Silenziosamente nel buio ci toccavamo, scendendo dal pendio, verso il basso, e, verso le quattro di mattina, raggiungemmo la quota 236.
Al di sopra della curva a crinale più alto c’erano gli ultimi sei uomini della 3ª Compagnia del 3° Reggimento; erano demoralizzati e davanti a loro avevano i Rajputana che si erano trincerati sino a 20 metri da loro.
Dopo brevi spiegazioni con il tenente Hering, comandante della 3ª Compagnia, attaccammo, ma subito rimanemmo a terra per il pesante fuoco di mitragliatrici, alcune bombe a mano volarono verso tronchi d’albero bruciacchiati e tornarono indietro.
Ma il secondo attacco ebbe fortuna; due cariche di esplosivo da 3 kg lanciate dal portatore Franz distrussero alcune postazioni di mitragliatrici e all’istante balzammo all'attacco, sparando con le mitragliatrici appoggiate sull’anca...
[
Operazioni a Rocca Janula]
Situata in posizione dominante su un territorio che nei secoli sempre stato passaggio
obbligato degli eserciti, Rocca Janula fu eretta inizialmente a difesa del patrimonio
benedettino già prima dell'anno mille (
).