La salita è abbastanza ripida e la pendenza è costante e notevole; già a circa metà della salita, quando arriviamo sul sistema
di creste che troneggiano sulla valle di S Pietro, ci appare la prima visuale libera del campo di battaglia inferiore, la "valle
della morte", Monte Rotondo e Monte Lungo. Sullo sfondo il massiccio del monte Camino, con la sua ultima propaggine, il monte
Maggiore, che sorveglia il lato occidentale della strettoia. Ma se ci volgiamo verso la cima che ci attende, cominciamo a
renderci conto di quanto audace sia stato il percorso scelto dagli attaccanti, la pendenza elevata, il terreno carsico e
frastagliato, tutto scoperto, in piena vista.
Proviamo a metterci negli scarponi di quei ragazzoni texani che al buio, nel silenzio più totale, percorsero quegli
stessi sentieri con zaini zeppi di munizioni sulle spalle, attenti a non far scivolare sassi che rotolando in basso
li avrebbero rivelati ai difensori; un filo di angoscia ci assale, più saliamo e più la strada si fa dura, la cima
ci sovrasta minacciosa e quasi verticale su di noi, guglie di roccia che avrebbero potuto nascondere ognuna una posizione
tedesca, canne oliate pronte a riversare fiumi di pallottole su gente che ha già un bel da fare a non cadere per i canaloni,
figuriamoci a rispondere al fuoco.
[P. Farinosi,
Le sentinelle
di Cassino]
Sul Monte Sammucro (che sovrasta
S. Pietro Infine) si svolsero scontri durissimi. Gli appassionati e gli studiosi possono
ripercorrerne le tracce, anche se data la difficoltà del percorso è necessario appoggiarsi alla conduzione esperta
di una guida.